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		<title>Forum PA, Gian Antonio Stella: gli sprechi nella Repubblica delle parole</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”. Si è aperto così questa mattina il ‘one man show’ di Gian Antonio Stella , editorialista de Il Corriere dellla Sera nonchè autore, insieme a Sergio Rizzo de “La casta”. Un lungo monologo in cui un competente e frizzante Stella ha passato in rassegna – qualora ce ne fosse ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”</strong>. Si è aperto così questa mattina il ‘one man show’ di <strong>Gian Antonio Stella</strong> , editorialista de Il Corriere dellla Sera nonchè autore, insieme a Sergio Rizzo de “La casta”. Un lungo monologo in cui un competente e frizzante Stella ha passato in rassegna – qualora ce ne fosse ancora bisogno – gli <strong>sprechi della pubblica amministrazione</strong>. Il tutto è iniziato con il ricordo del<strong> ‘Nerone Day’</strong>: il 23 marzo del 2010 l’allora ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, annunciava di aver dato al rogo 375 mila leggi inutili. Una mossa mediatica e null’altro perchè se è vero che quello del numero troppo elevato di leggi è un’evidenza bipartisan, è anche vero che non esistono nel nostro Paese così tante leggi. <span></span></p>
<p>Stella, numeri alla mano, ha spiegato che per raggiungere quella cifra il nostro Parlamento avrebbe dovuto ‘partorire’ 6,9 leggi al giorno (a partire dal suo primo insediamento). E’ possibile nel nostro Parlamento che si muove a ritmo di una lumaca? Non di certo. Basti pensare che nei primi 10 mesi del 2011 si sono licenziate<strong> 14 leggi</strong> una di queste riguarda i modi per…imbustare l’insalata!</p>
<p>Comunque anche dopo<strong> ‘La Repubblica di Falò’</strong> nulla è cambiato perchè si continua a pensare e a scrivere <strong>leggi incomprensibili e singolari</strong>. Chi legifera ha la capacità di: definire tutto (si intende per nave da crociera, per suino da macello); di nascondersi dietro un’ipocrisia pelosa (giri di parole per non pronunciare alcune parole come, ad esempio, epilessia….si utilizza ‘crisi comiziali’); di <strong>utilizzare tante, tante parole</strong> (il cantico delle creature utilizza 260 parole; la disposizione europea sullìimportazione di caramelle, ne utilizza 25.911!).</p>
<p>Chi ci guadagna nello scrivere leggi incomprensibili? Stella non ha dubbi: “<strong>Ci guadagna quella burocrazia dirigenziale padrona delle leggi e dalla loro interpretazione”.</strong> Ovvero: chi le leggi le scrive. Ed è per questo motivo che è difficile cambiare. Eppure il cambiamento sarebbe necessario. Oggi più di ieri. Un cambiamento che va nella direzione della semplificazione. Anche burocratica. <strong>Sapete quanto ci costa tutta questa lenta e farraginosa burocrazia</strong>? Ogni comunicazione burcratica dello Stato costa <strong>22 euro</strong>. <strong>Basterebbe una mail (anche certificata). Costo? 2 euro</strong>.</p>
<p>E intanto il nostro Paese si posiziona ai posti più bassi di qualsiasi classifica. Stella cita una ‘fresca fresca’ sulla <strong>velocità di download domestico</strong>: siamo al <strong>76esimo posto</strong>. Può una potenza del G8 posizionarsi a quel livello? No, eppure lo occupa e sapete perchè? Perchè mentre 10 anni fa tutti investivano su internet e sulle sue ptenzialità, ‘qualcuno’ qui da noi pensava – a ragione - che internet potesse dare fastidio alla tv. Chi? Argomento del prossimo ‘one man show’.</p>
<p><em><strong>di Valentina Corvino</strong></em></p>
<p> </p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
    Website : http://www.diggdigg2u.com -->						</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45696">http://www.helpconsumatori.it/?p=45696</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Politica Comune Pesca, criticità e proposte a confronto. Anche un ddl sul pesce a km 0</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche il mare è in crisi. Contro il sovrasfruttamento degli stock ittici europei e mediterranei una Politica Europea Comune che preveda pratiche di mero ridimensionamento dello sforzo di pesca non è sufficiente. E allora quali le proposte per una pesca sostenibile sotto tutti i punti di vista? Legambiente, Marevivo, Greenpeace, Ocean 2012 e WWF hanno promosso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anche il mare è in crisi</strong>. Contro il sovrasfruttamento degli stock ittici europei e mediterranei una Politica Europea Comune che preveda pratiche di mero ridimensionamento dello sforzo di pesca non è sufficiente. E allora quali le proposte per una pesca sostenibile sotto tutti i punti di vista? <strong>Legambiente, Marevivo, Greenpeace, Ocean 2012 e WWF hanno promosso, oggi a Roma, un convegno dal titolo”La riforma della Politica Comune della Pesca: obiettivi e proposte”.<span></span></strong></p>
<p>Le perplessità maggiori nei confronti della proposta di riforma della PCP sono state rivolte verso l’introduzione vincolante per gli Stati membri delle <strong>Concessioni di Pesca Trasferibili (TFC), ovvero quote di pesca trasferibili</strong>. ”Riteniamo – ha detto <strong>Sebastiano Venneri di Legambiente e portavoce del tavolo di coordinamento delle associazioni ambientaliste</strong>- che il sistema dell TFC si possa tradurre in un effetto di riduzione della capacita’ di pesca di natura meramnete quantitativa, ma non qualitativa. Favorirebbe la concentrazione di diritti nelle mani di un numero ristretto di operatori”.</p>
<p>Il sistema delle TFC creerebbe quindi  distorsioni del mercato a danno dei piccoli pescatori. Secondo Venneri la pratica delle concessioni ”si tradurrebbe in <strong>una violenta espulsione e marginalizzazione della piccola pesca </strong> che, come e’ noto, dal punto di vista ambientale e’ quella più sostenibile”.</p>
<p><strong>Anche Guido Milana, vicepresidente della Commissione Pesca del Parlamento Eurpeo, ha  sottolineato  le criticita’ del sistema Concessioni di Pesca Trasferibili (TFC):</strong> “La Commissione Ue non è stata in grado di dimostrare come le TFC possano ridurre la flotta. Il problema e’ che senza TFC la proposta crolla, in quanto non avrebbe un mezzo per la riduzione dello sforzo di pesca”.</p>
<p>Secondo Milana la soluzione starebbe “in un approccio ecosistemico della riforma, dove l’obiettivo sarebbe la maggiore capacita’ produttiva del mare. D’altra parte il mare non e’ una miniera ma un campo da coltivare”.</p>
<p>Una soluzione che il tavolo delle associazione ambientaliste riassumono nella necessità di un forte protagonismo dell’autorità pubblica,  introducendo:<br />
- meccanismi di <strong>premialità ambientale </strong> a favore di sistemi di pesca più selettivi o peschericci a basso consumo di energia;<br />
- <strong>accesso alle risorse più semplici per chi pratica pesca sostenibile</strong>;<br />
-  l’individazione di <strong>aree protette di pesca</strong>  come strumento fondamentale per gestire l’accesso alla pesca funzionale al recupero degli stock.</p>
<p><strong>Un ddl sul pescato a km 0</strong></p>
<p>Il convegno è stato anche l’occasione per la presentazione del <strong>disegno di legge sul “pescato a miglio zero”.</strong>  Una proposta d’iniziativa del <strong>senatore Roberto Della Seta </strong>  che si propone di promuovere domanda e offerta dei prodotti ittici provenienti da filiera corta e di favorire lo sviluppo in Italia di pratiche di vendita diretta da parte di piccole aziende o cooperative di pescatori nei porti di residenza di pesce rispondenti ad alti paramentri di qualita’, salubrita e sostenibilità ambientale.</p>
<p>Per filiera corta si intende la vendita di prodotti ittici freschi – si legge nel ddl- pescati in aree locali  e venduti a  una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dai porti di residenza”. La proposta regolamenta anche le caratteristiche delle imbarcazioni che dovranno essere  “con una lunghezza fuori tutta non superiore a 25 metri e con una potenza dei motori non superiori a 90 GT.</p>
<p>“Credo che – ha commentato Della Seta – <strong>il fronte della piccola pesca sia la filiera corta</strong>. Qeusto ddl è un cotnributo per aprire una discussione per promuovere la vendita del pescato locale”.</p>
<p><em>A cura di Silvia Biasotto</em></p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
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<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45698">http://www.helpconsumatori.it/?p=45698</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Forum PA, Wikicrazia: l’azione di governo al tempo della rete</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Forum Pa oggi si è parlato anche di Wikicrazia, il libro di di Alberto Cottica – musicista, economista ed esperto di reti sociali – nel quale ci spiega  come si possa intervenire attivamente nella pubblica amministrazione tramite le tecniche e l’etica del web 2.0: per un concetto di cittadinanza diverso, informato, ed efficace sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Forum Pa oggi si è parlato anche di Wikicrazia, il libro di di Alberto Cottica – musicista, economista ed esperto di reti sociali – nel quale ci spiega  come si possa <strong>intervenire attivamente nella pubblica amministrazione</strong> tramite le tecniche e l’etica del web 2.0: per un concetto di cittadinanza diverso, informato, ed efficace sul territorio. L’idea di fondo è costruire politiche pubbliche facendo diventare l’azione di governo una specie di Wikipedia? E’ possibile? La risposta che Alberto Cottica dà a questa domanda in “Wikicrazia” (Navarra Editore, 2010) è positiva, pure sottolineando egli con cautela che “le politiche Wiki non sono un sostituto del normale processo democratico; ne sono un’integrazione”.</p>
<p>Ma <strong>cos’è il metodo Wiki</strong>? “E’ – secondo Cottica - ispirandosi all’esperienza di Wikipedia, <strong>una mobilitazione di intelligenza collettiva che facilita il coordinamento</strong>, anche asincrono, fra individui più disparati, non precostituisce i soggetti partecipanti, ed è per sua natura aperto. E’ quindi un metodo che promuove il consenso su proposizioni ragionevoli, assicura il controllo reciproco che è requisito fondante dei processi di democrazia deliberativa, e mina continuamente le rendite di posizione. Rinvio al libro per l’argomentazione di questi punti, che a me paiono convincenti”.</p>
<p>Le politiche dovrebbero innanzitutto muovere dall’identificazione dei problemi da affrontare e degli obiettivi da conseguire sulla base delle preferenze e delle conoscenze dei beneficiari. Dovrebbero quindi <strong>prendere forma attraverso il confronto fra strumenti diversi che possano conseguire tali obiettivi</strong> e, una volta realizzato l’intervento, dovrebbero essere rinnovate sulla base di una valutazione dell’efficacia di quanto realizzato, con il coinvolgimento dei soggetti beneficiari. Di rado, assai di rado in Italia, è questo il modo in cui le politiche vengono realizzate. Eppure, processi deliberativi del tipo ora richiamato vanno diffondendosi in tutto il mondo, anche sotto la pressione di una crescente scarsità e di un crescente conflitto sulle risorse pubbliche. A questi processi, alla democrazia deliberativa, il saggio sostiene che il metodo Wiki può dare un impulso significativo.</p>
<p>Sulla stessa scia è nata, qualche mese fa, <a href="http://www.wikitalia.it" target="_blank">Wikitalia</a>: un progetto che nasce da un gruppo di cittadini convinti che Internet possa abilitare nuove forme di collaborazione tra istituzioni e cittadini. L’idea è quella di offrire uno <strong>spazio per l’azione diretta a chiunque voglia collaborare con le istituzioni, senza la mediazione di soggetti collettivi</strong>. Al centro della collaborazione che abbiamo in mente stanno gli individui: non “il Comune avvia una consultazione sulle piste ciclabili”, ma “Daniela Rossi collabora alla progettazione delle piste ciclabili”. I contributi individuali sono riconosciuti e valorizzati, e ciascuno partecipa a titolo personale. I soggetti collettivi – partiti, sindacati, grandi imprese – hanno già i propri canali di partecipazione.</p>
<p><em><strong>di Valentina Corvino</strong></em></p>
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<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45709">http://www.helpconsumatori.it/?p=45709</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cittadinanzattiva Lazio, Pit Salute: boom di segnalazioni su carenze dei Pronto Soccorso</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Disservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[I cittadini del Lazio segnalano sempre più spesso criticità e problemi del sistema dell’emergenza e dei Pronto Soccorso. In un anno, dal 2010 al 2011, le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Lazio sono passate da poco più dell’1% all’11%. “Un vero e proprio boom, un segnale di allarme per l’intero sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cittadini del Lazio segnalano sempre più spesso criticità e problemi del sistema dell’emergenza e dei Pronto Soccorso. In un anno, dal 2010 al 2011, le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Lazio sono passate da poco più dell’1% all’11%. “Un vero e proprio boom, un segnale di allarme per l’intero sistema sanitario regionale, che dal punto di vista dei cittadini appare particolarmente carente”. È quanto denuncia Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Lazio, che oggi ha presentato il III Rapporto Pit Salute della Regione.<span></span></p>
<p>La sanità cambia, gli ospedali rischiano per i debiti accumulati, e <strong>i cittadini sono sempre alle prese con la ricerca delle “informazioni perdute” sui loro diritti in sanità</strong>. Analizzando le segnalazioni che arrivano da oltre 4 mila contatti ricevuti durante il 2011, emergono ancora al primo posto la <strong>richiesta di informazioni e orientamento</strong> (che aumenta dall’18,21% nel 2010 al 18,89% nel 2011); al secondo posto c’è la <strong>denuncia di presunti errori diagnostico e terapeutici</strong>, passata dal 17,21% nel 2010 al 17,89% nel 2011; quindi l’area del <strong>Pronto Soccorso e dell’emergenza,</strong> che vede una vera e propria impennata nelle segnalazioni dei cittadini, passate dall’1,15% del 2010 all’11,03% del 2011.</p>
<p>“La crisi ormai cronica dei Pronto soccorso e più in generale della rete dell’emergenza urgenza, così come il carico ormai insostenibile che grava su medici e pediatri di base, rende ormai <strong>urgente la convocazione di una conferenza regionale sulle cure primarie</strong> per riorientare le  professionalità mediche sanitarie, sociali e assistenziali  e partire dall’istituzione, ormai inderogabile, dell’infermiere di famiglia”, afferma Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio.</p>
<p>L’analisi dei dati arrivati all’associazione segnala che i Pronto Soccorso del Lazio stanno finendo in una sorta di “buco nero”. “I cittadini – spiega Cittadinanzattiva – ci hanno chiamato soprattutto per denunciare le <strong>difficoltà di accesso e la carenza del servizio</strong> (53%), per avere informazioni sul funzionamento della rete dell’emergenza ed urgenza (35%) e per segnalare disservizi e mancato rispetto della persona (12%). Al di là degli episodi limite che “fanno notizia”, richiamando ciclicamente l’attenzione dei media nazionali e dell’opinione pubblica sul tema, <strong>nella nostra Regione il sistema dell’emergenza e dei Pronto Soccorso è evidentemente in una situazione di assoluta criticità</strong>”.</p>
<p>Altro elemento critico è rappresentato dalla denuncia di presunti errori medici e diagnostici. In questo caso, però, c’è da rilevare che solo in piccola parte si può davvero ipotizzare un errore medico: molto spesso alla base c’è un problema di carenza di comunicazione fra paziente e medico.</p>
<p>Spiega l’associazione: “Solo in una piccola parte dei casi di presunto errore effettivamente sono ravvisabili i presupposti di procedibilità legale in termini di responsabilità medica. Molto spesso, sotto i presunti errori ci sono altre dimensioni: innanzitutto, i<strong> pazienti spesso denunciano di non essere ascoltati a sufficienza</strong>; e ancora, molto spesso, soprattutto in ambito chirurgico, v<strong>i è un uso non efficace dello strumento del consenso informato</strong>, che ridotto troppo spesso a “procedura burocratica”, di fatto lascia il paziente in una posizione di ignoranza e debolezza rispetto al suo diritto a scegliere se assumersi o meno determinati rischi. Infine, anche se non meno importante, c’è il tema della <strong>compilazione della documentazione clinica</strong> che in molti casi ancora avviene a mano, con notevole aumento del ricorso all’interpretazione da parte dei vari lettori e relativo incremento del rischio di errore”.</p>
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<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45717">http://www.helpconsumatori.it/?p=45717</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Progetto FOR.TEC: sul web un corso per coltivare orti urbani</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ridurre il numero di trattamenti antiparassitari nel proprio orto? Si possono utilizzare i fondi del caffè come fertilizzanti alternativi? Come combattere le invasioni di lumache? Ma soprattutto, quali i presupposti etici e sostenibili del modello di agricoltura biologica? Gestire un orto urbano, per di più biologico, è una sfida per esperti e non. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-45729" src="http://sportelloconsumatori.org/wp-content/plugins/rss-poster/cache/90e52_Immagine.jpg" alt="" width="300" height="197" />Come ridurre il numero di trattamenti antiparassitari nel proprio orto? Si possono utilizzare i fondi del caffè come fertilizzanti alternativi? Come combattere le invasioni di lumache? Ma soprattutto, <strong>quali i presupposti etici e sostenibili del modello di agricoltura biologica?<span></span></strong> Gestire un orto urbano, per di più biologico, è una sfida per esperti e non. Per questo è nato <a href="http://www.ortiurbani.net/">www.ortiurbani.net</a> con il progetto <strong>FOR.TEC.</strong> – <strong>F</strong>ormazione <strong>Or</strong>ticola <strong>Tec</strong>nologica, piattaforma virtuale e di <strong>F</strong>ormazione <strong>A</strong> <strong>D</strong>istanza (FAD): un portale per aspiranti “contadini” che vogliono mettere in produzione i propri appezzamenti attraverso le tecniche dell’agricoltura biologica, come modello sostenibile di conversione del territorio.</p>
<p> Dietro il progetto il contributo della Provincia di Roma e due ragazzi ; <strong>Fabio Ferraldeschi e Giuseppe Romano,</strong> che hanno dato vita a <strong>SIAB</strong> (<strong>Servizi Integrati per l’Agricoltura Biologica</strong>), una società di giovani professionisti che nasce da una lunga collaborazione con AIAB – Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica. La società ha come obiettivo la fornitura di Servizi Integrati per questo integra nel suo staff diversi professionisti rispetto alle esigenze poste in essere. Si avvale infatti della collaborazione di altri giovani tecnici (architetti, forestali, ingegneri ecc), con i quali il rapporto di stima e collaborazione è ormai saldato da diversi collaborazioni.</p>
<p> <strong>Gli orti urbani si stanno sempre di più diffondendo in Italia</strong>. Non solo condomini che si organizzano tra di loro, approfittando magari dello spazio coltivabile in comune. Ci sono anche le storie di cooperative o realtà istituzionali che offrono in affitto appezzamenti di terra. E non mancano comuni che affidano gratuitamente terreni ai cittadini.</p>
<p><strong> Agli ideatori di ortiurbani.net chiediamo come è nata l’idea del progetto FOR.TEC.:</strong> come suggerisce il titolo stesso del progetto tutto nasce dalla “<strong>conciliazione di due potenzialità: quella tecnologica e quella formativa che si concretizza nella preparazione tecnica</strong> – ci racconta Giuseppe Romano – Il risultato è stato vincente sia dal punto di vista progettuale che di risposta da parte dei cittadini. Basti pensare al boom di iscrizioni all’iniziativa che abbiamo sperimentato in pochi mesi. <strong>Dal 1° gennaio abbiamo potuto registrare oltre 700 contatti”.</strong></p>
<p> <strong>Qual è stata quindi la carta vincente?</strong><br />
“Siamo stati in grado – ha proseguito Romano – di rispondere alle reali esigenze della popolazione alla prese con orti e progetti di orticoltura biologica. Non solo. Abbiamo risposto anche a delle esigenze sociali.</p>
<p><strong> Quale la metodologia didattica?</strong><br />
“L’offerta didattica – ci racconta Fabio Ferraldeschi, che nel portale è Mr OrtoUrbano – è ampia, semplice e gratuita. Si tratta di dispense studiate per un target non tecnico e specializzato. Al centro dei moduli i principi dell’agricoltura biologica che crediamo essere la base fondamentale del sistema orticolo degli orti urbani. Coltivare un orto non significa solo piantare e successivamente cogliere ortaggi, ma soprattutto conoscere il suolo: la sua fertilità, come incrementarla e quali sono le tecniche per non inquinarlo. Abbiamo voluto comunicare anche il funzionamento di tutto l’agrosistema in generale per imparare a capire anche cosa succede intorno alle piante, come la gestione delle erbe infestanti”.</p>
<p><strong> Sono esperti o si tratta di gente comune che si mette alla prova?</strong><br />
“Temevamo – ha spiegato Romano – che contenuti così generali disorientassero o non interessassero agli utenti. In realtà non è stato così, molti consumatori hanno dichiarato di aver scoperto un mondo, quello nascosto dell’agricoltura biologica, che non conoscevano e che nessuno gli aveva mai spiegato. Molti tecnici si avvicinano per curiosità, ma essenzialmente si tratta di persone non hanno una preparazione specifica, da cittadini che hanno un piccolo orto o piccole realtà anche sul balcone di casa a insegnanti che desiderano imparare per comunicare alle giovani generazioni i saperi della terra”.</p>
<p><em>A cura di Silvia Biasotto</em></p>
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		<title>Forum PA, Open data e open journalism: nuovi strumenti per comunicare</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai sentito parlare del movimento open data? Oggi al Forum PA, Luca Nicotra di Agorà Digitale, ha affronatato l’argomento e l’ha inquadrato tra i nuovi strumenti per dare comunicazione. Cosa si intende per open data? Sia i movimenti Free Software ed Open Source, sia il movimento Open Data, muovono da una medesima necessità concreta: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai sentito parlare del movimento o<strong>pen data</strong>? Oggi al Forum PA,<strong> Luca Nicotra di Agorà Digitale</strong>, ha affronatato l’argomento e l’ha inquadrato tra i nuovi strumenti per dare comunicazione. Cosa si intende per open data? Sia i movimenti Free Software ed Open Source, sia il movimento Open Data, muovono da una medesima necessità concreta:<strong> rendere libero l’accesso alle informazioni.</strong> Ovviamente, nel primo caso ci si riferisce alla possibilità accedere liberamente alle informazioni dei software attraverso il libero accesso al loro codice sorgente; nel secondo caso la richiesta è quella di poter avere libero accesso ai dati pubblici nel loro formato grezzo. <span></span></p>
<p>A partire dalla<strong> Direttiva Obama, che nel dicembre 2009</strong> ha segnato il passaggio dalla teoria alla prassi, un numero sempre crescente di paesi ha compreso le opportunità di far leva sull’innovazione e sulla diffusione delle informazioni e della conoscenza, approfittando proprio della crisi economica globale. In modo assai veloce si è sviluppato un movimento che ha visto governi e società civile usare le stesse parole: trasparenza, partecipazione, collaborazione. <strong>Questo movimento cresce velocemente perché amministrazioni e cittadini ne percepiscono ben presto i vantaggi e diviene una buona prassi tanto anche l’Onu (nel suo rapporto sullo stato dell’e-government nel mondo) ha raccomandato l’adozione di modelli amministrativi di questo tipo.</strong></p>
<p>Da ultimo,<strong> il consiglio regionale del Lazio</strong>, dopo un iter di due anni, ha dato il via libera alla legge sugli open data che permetterà di sfruttare gli strumenti digitali per rendere accessibili al cittadino i dati della pubblica amministrazione, permettendo un maggior controllo dei cittadini, lo sviluppo dell’economia basato sulla conoscenza, e l’emergere di nuovi servizi online.</p>
<p><strong>Il principio è che i dati appartengono al cittadino, che li ha letteralmente pagati con le sue tasse</strong>. Con questa legge si stabilisce il diritto di accesso a quei dati. Sui quali si potranno basare innumerevoli nuovi servizi rivolti ai cittadini e sviluppati da associazioni, imprese o singoli programmatori: per fare un esempio si potrebbe mettere a punto un sistema che può indicare il tasso di criminalità in una determinata zona della città incrociandoli con il valore degli immobili e la fluttuazione di entrambe le variabili nel tempo. Questo non ha un valore per chi vuole comprare casa in quella zona? Di progetti di questo tipo, con i dati liberi e accessibili da un pc, se ne possono immaginare a migliaia, basti pensare alla sanità e a tutti gli altri servizi pubblici. Ci sono alcuni utilizzi dei dati che le amministrazioni neanche considerano perché implicano un costo.</p>
<p>Come si fa giornalismo al tempo degli open data? Ci sarà certamente bisogno di maggiore tecnologia per decifrare la quantittà di dati ma la tecnologia non sostituirà il giornalismo. Dopo tutto<strong> l’Open Data Journalism è un’evoluzione del giornalismo d’inchiesta</strong>, con la differenza che l’indagine può essere supportata da un numero maggiore di dati e le notizie emergono mettendo i dati in relazione tra loro”. Insomma meno “gole profonde”, più ricerca su tabelle e numeri. Ma la figura umana rimane fondamentale.</p>
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		<title>Ticket sanitario e ipotesi franchigia. Federconsumatori: “Il Governo faccia chiarezza su ticket e ISEE”</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul prossimo futuro della spesa sanitaria delle famiglie italiane (e non solo su quella sanitaria) continuano ad aleggiare ipotesi più o meno concrete. L’dea di una franchigia basata sul reddito che dovrebbe sostituire il tradizionale ticket sanitario continua a restare un’ipotesi, come ha sottolineato il Ministro della Salute Renato Balduzzi, intervenendo ad un convegno sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul prossimo futuro della spesa sanitaria delle famiglie italiane (e non solo su quella sanitaria) continuano ad aleggiare ipotesi più o meno concrete. <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45352">L’dea di una franchigia basata sul reddito che dovrebbe sostituire il tradizionale ticket sanitario </a>continua a restare un’ipotesi, come ha sottolineato il Ministro della Salute Renato Balduzzi, intervenendo ad un convegno sul tema organizzato a Roma da Agenas <a href="http://www.agenas.it/agenas_pdf/Dossier%20Copayment_aprile2012.pdf"> (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali)</a> e Aies. <span></span></p>
<p><strong>Secondo il Ministro il sistema attuale del ticket sanitario ha molte ombre e và migliorato dal punto di vista dell’equità, della trasparenza e dell’omogeneità</strong>. Certo l’ipotesi franchigia è ancora al livello di proposta e bisogna lavorarci, migliorando il sistema dei pagamenti.</p>
<p><strong>Ma questi annunci non fanno che aumentare la confusione per i cittadini</strong>. Un giorno si parla di tagli e piani di rientro e un giorno di sostituire il ticket. “<strong>Nessuna riflessione viene fatta, però, sulle condizioni di crescente impoverimento della popolazione, dei bisogni di salute</strong> e di appropriatezza di cure e diagnosi, dell’effetto fuga dal sistema pubblico e del rischio sempre più concreto del collasso del sistema universalistico – denuncia Federconsumatori -<strong> Le intenzioni del Governo non sono ancora chiare, tanto è vero che il Ministro Balduzzi parla di ipotesi e per quanto riguarda la qualità dell’attività sanitaria parla di “limitati poteri di controllo e vigilanza da parte del Ministero</strong>”.</p>
<p>Federconsumatori <strong>chiede che i futuri interventi del Governo non vadano a discapito delle famiglie, continuando con la tecnica del “fare cassa”,</strong> gravando su chi è già stato colpito pesantemente dalla crisi.</p>
<p>L’associazione esprime <strong>preoccupazione anche per la revisione dei criteri di calcolo e degli ambiti di applicazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE),</strong> il parametro utilizzato per l’accesso agevolato a servizi e prestazioni sociali, dagli asili nido ai servizi per anziani e disabili. “L’allarme riguarda sicuramente le famiglie con persone con disabilità o malattie croniche, ma è molto concreto il rischio che tale revisione danneggi tutte le famiglie – sottolinea Federconsumatori - <strong>Chiediamo al Governo di fare al più presto chiarezza su ticket ed ISEE</strong>, mettendo da parte ogni provvedimento incentrato su logiche di bilancio piuttosto che sull’esigenza di riportare i diritti del cittadino al centro del sistema delle prestazioni sanitarie e sociali”.</p>
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		<title>Casa, Spi Cgil: boom di vendite in nuda proprietà. Anci su Imu: si rischiano “tensioni sociali”</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei primi mesi del 2012 sono aumentate del 10% le vendite di case in nuda proprietà. Già 80 mila anziani hanno scelto questa formula, soprattutto nei grandi centri urbani e soprattutto a Roma, dove gli annunci di vendita in nuda proprietà erano 2.300 nel 2008, 3.100 nel 2009, 5.100 nel 2010 e sono arrivati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi mesi del 2012 sono aumentate del 10% le vendite di case in nuda proprietà. Già 80 mila anziani hanno scelto questa formula, soprattutto nei grandi centri urbani e soprattutto a Roma, dove gli annunci di vendita in nuda proprietà erano 2.300 nel 2008, 3.100 nel 2009, 5.100 nel 2010 e sono arrivati a 8.700 nel 2011. I dati vengono da un’analisi realizzata da Spi Cgil sull’andamento del mercato immobiliare, che denuncia come nei primi mesi dell’anno ci sia stato un boom di vendita di immobili in nuda proprietà pari al 10% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.<span></span></p>
<p>Secondo il <strong>Sindacato pensionati</strong>, “<strong>il fenomeno della nuda proprietà rappresenta il segno tangibile di una crisi che avanza sempre di più e che porta gli over 65 anni a dover ‘sacrificare’ la propria casa pur di avere una liquidità</strong> che gli possa garantire il proprio mantenimento a fronte di un potere d’acquisto delle pensioni drasticamente in calo e del costante aumento del costo della vita, dei servizi, dei prezzi e delle tariffe. Altrettanto determinante nella decisione dell’anziano di vendere il proprio immobile in nuda proprietà è la possibilità di avere le <strong>risorse con le quali aiutare figli e nipoti</strong> alle prese con la crisi occupazionale o con le difficoltà ad accedere al mercato del lavoro”. Il primato del ricorso a questa formula di vendita si concentra nel <strong>Lazio</strong> (40%) e soprattutto a <strong>Roma</strong>; seguono la Lombardia con il 14%, la Toscana con il 12%, la Liguria con l’11%, il Piemonte con il 9% e l’Emilia-Romagna con il 5%.</p>
<p>In una situazione del genere, continuano le polemiche intorno all’Imu. Proprio oggi l’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, è tornata a chiedere di cambiare le regole sull’Imu altrimenti si rischiano “tensioni sociali”. Ha detto infatti il <strong>presidente dell’Anci Graziano Delrio</strong>, al termine della riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Associazione a Frascati: “<strong>Le regole sull’Imu vanno cambiate immediatamente.</strong> Così come è necessario che il governo ascolti le nostre istanze in vista della manifestazione dei sindaci a Venezia del prossimo 24 maggio.<strong> Il rischio, altrimenti, è che si creino tensioni sociali già a giugno</strong>“. La proposta dell’Anci è di “separare la quota statale da quella municipale, in modo che l’imposta sia più leggera. Il governo, poi, applichi una patrimoniale se lo ritiene necessario”.</p>
<p>Secondo il segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone l’Imu “rischia di diventare un salasso insostenibile e insopportabile per tutti i cittadini e le famiglie italiane ma soprattutto per i pensionati e gli anziani, visto che nel nostro paese circa l’80% dei proprietari di casa ha più di 65 anni”.</p>
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<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45744">http://www.helpconsumatori.it/?p=45744</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Forum PA, partnership (anche in sanità) per innovarsi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presente e futuro della sanità italiana. Al Forum PA in corso a Roma è stata presentata una ricerca che ha comparato i sistemi sanitari di 9 regioni italiane (Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto).  Tutte le regioni condividono tre convinzioni di fondo: la politica farmaceutica ha e deve avere un’importanza strategica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presente e futuro della sanità italiana. Al Forum PA in corso a Roma è stata presentata una ricerca che ha comparato i sistemi sanitari di 9 regioni italiane (Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto).  Tutte le regioni condividono tre convinzioni di fondo: la politica farmaceutica ha e deve avere un’importanza strategica in ambito regionale; l’appropriatezza prescrittiva è la priorità più gettonata; il ticket non genera appropriatezza mentre può semmai creare disparità e iniquità tra le diverse fasce della popolazione.<span></span></p>
<p>Dalla ricerca, presentata al convegno “La partnership anticrisi, le soluzioni della politica del farmaco per realizzare la sanità del futuro” da <strong>Federico Spandonaro del Ceis dell’ università di Tor Vergata,</strong> emerge anche un altro dato comune che riguarda il dominio dell’esperienza locale. In questo contesto il federalismo richiede un coordinamento a livello nazionale. Anche sullo stato dell’arte le opinioni degli intervistati convergono: i valori più elevati si registrano in Emilia Romagna, Lombardia e Toscana.</p>
<p>Tema sensibile e ad alta eterogeneità quello della <strong>collaborazione con gli stakeholder</strong> nell’implementazione delle politiche farmaceutiche. In Campania, ad esempio, le figure considerate più collaborative sembrano essere le associazioni scientifiche dei professionisti e i pazienti e le loro associazioni; pollice verso invece su medici, aziende farmaceutiche e accademici. In Emilia Romagna risulta appena sufficiente soltanto il livello di collaborazione come le associazioni dei pazienti e buono quello con i professionisti. Rapporti medio discreti con tutti nel Lazio mentre in Lombardia il livello di collaborazione più scarso e’ attribuito proprio ai pazienti. In Puglia il giudizio più critico e’ attribuito ai professionisti e le farmacie convenzionate; critiche con tutte e in particolare con le farmacie convenzionate anche la Sicilia e la Toscana. In Umbria i meno collaborativi sono pazienti, mondo accademico e aziende. Al contrario il Veneto definisce buoni solo i rapporti con professionisti e mondo accademico.</p>
<p>” Nulla di cui meravigliarsi” fa notare Spandonaro ” nella sanità gli interessi sono diversi ed e’ normale che ci sia contrapposizione di idea. Tuttavia per uscire dalla crisi l’unica via e’ la partnership”. Una partnership dimostrata nel corso del convegno dalla presenza di <strong>Vittorino Ferla di Cittadinanzattiva</strong> che ha ricordato l’attività dell’Associazione per la tutela dei pazienti. Ferla ha arricchito la discussione con il punto di vista dei pazienti e con le criticità che emergono dalla loro attività di monitoraggio: “Quel che ci assilla - ha detto Ferla – è la grande difficoltà di accesso ai farmaci che varia da regione a regione a volte inspiegabilmente”. Ma non solo. Il rappresentante di Cittadinanzattiva ha fatto anche notare che vi è una scarsa partecipazione dei cittadini a sfere della vita, come quella sanitaria, che maggiormente gli interessano.</p>
<p><em><strong>di Valentina Corvino</strong></em></p>
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<p>Fonte: <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=45683">http://www.helpconsumatori.it/?p=45683</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ape Maia-Bio, Forestale scopre frode su miele biologico</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sportello Consumatori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo dei consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Migliaia di confezioni di preparati a base di propoli sono state ritirate dal mercato nell’operazione “Ape Maia – Bio”, condotta dal Corpo Forestale dello Stato, che ha scoperto l’esistenza di frodi sul miele biologico. Le indagini hanno portato alla denuncia di 46 aziende. La Forestale ha scoperto che alcune partite di preparati a base di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Migliaia di confezioni di preparati a base di propoli sono state ritirate dal mercato nell’operazione “Ape Maia – Bio”, condotta dal Corpo Forestale dello Stato, che ha scoperto l’esistenza di frodi sul miele biologico. Le indagini hanno portato alla denuncia di 46 aziende. La Forestale ha scoperto che alcune partite di preparati a base di propoli, quali perle e soluzioni idroalcoliche, erano contaminate da acaricidi non consentiti dalla legge. <span></span>Tutti i lotti sono stati ritirati dal mercato: fra questi, 2 mila bottigliette in soluzione idroalcolica e 455.000 perle da masticare.</p>
<p>La Forestale ha riscontrato una concentrazione di <em>chlorfenvinfos</em> e di <em>coumaphos</em> fuori norma. Per di più, uno dei due acaricidi, il chlorfenvinfos è una sostanza liposolubile vietata in Europa dal 2003. L’<strong>indagine è partita a gennaio 2010</strong> con il prelievo sul mercato di campioni di miele tradizionale con lo scopo di campionare e analizzare i prodotti. Sono stati prelevati dalla Forestale nelle Marche e in altre regioni del territorio nazionale complessivamente 125 campioni,  per accertamenti finalizzati alla determinazione dei fitofarmaci nel miele, nella propoli, nella cera, nella pappa reale e nel favo.</p>
<p>L’operazione “<strong>Ape Maia – Bio</strong>” è stata avviata dal Comando Stazione del Corpo Forestale di Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno, ed è stata successivamente estesa a tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è di<strong> limitare l’uso da parte degli apicoltori di fitofarmaci non consentiti</strong> nella lotta contro la “varroa” delle api, un acaro parassita che si diffonde con molta rapidità, e allo stesso tempo verificare la conformità dei prodotti dell’alveare, secondo le normative, per garantire al consumatore un prodotto sano e di qualità. Secondo quanto riscontrato dalla Forestale, <strong>sono stati usati fogli di cera pronti all’uso contaminati da fitofarmaci non consentiti</strong>.</p>
<p>“<strong>Dalle analisi effettuate su alcuni campioni di miele biologico è  stata riscontrata, seppur nei limiti tollerati dalla vigente normativa, la presenza dei due acaricidi – spiega la Forestale – Tale presenza, seppur minima, rappresenta un valido indicatore delle operazioni sanificatrici effettuate con principi attivi non consentiti</strong>”. In particolare è stato scoperto che per sconfiggere velocemente e a basso costo il parassita della varroa venivano usate striscette imbevute di chlorfenvinfos all’interno dell’aveare. Il miele, hanno evidenziato le analisi condotte, è entrato così in contatto con al cera contaminata da sostanze vietate dai disciplinari di settore e non consentite dalle normative europee e nazionali.</p>
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