Stati generali green economy: rafforzare industria del riciclo

Rafforzare l’industria del riciclo, nella quale il rifiuto diventa risorsa e l’attività industriale può rappresentare un volano per trainare l’economia verso una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime. Si gioca anche sulla partita dei rifiuti, del riciclo e dell’eco-efficienza lo sviluppo della green economy. In vista degli Stati Generali della Green Economy, che si svolgeranno a Rimini il 7 e 8 novembre prossimi, dall’assemblea programmatica sui rifiuti in corso a Roma emergono “sette regole d’oro” per lo sviluppo di questo settore.

In generale, quello che serve è armonizzare e semplificare il quadro normativo, orientare il mercato del riciclo con strumenti fiscali e incentivi, sviluppare indicatori di performance ambientale che misurino la qualità e l’effettivo avvio a recupero dei rifiuti.

L’assemblea su questo tema è in corso a Roma e rientra nel quadro di iniziative che porteranno agli Stati generali di novembre, attraverso una serie di discussioni e proposte che spaziano dalla mobilità sostenibile alle fonti energetiche rinnovabili per arrivare a una finanza sostenibile. Si parte da una considerazione, rilanciata proprio dagli organizzatori: l’industria europea del riciclo ha avuto un tasso di crescita annuo dell’8,3% ed occupa 512 mila persone. Nel 2010, l’Italia è ancora uno dei pochi paesi europei importatori di materie seconde.

Spiega Walter Facciotto, Direttore del Conai e coordinatore del gruppo di lavoro sui rifiuti: “La sempre maggiore scarsità di risorse naturali e, nello stesso tempo, la disponibilità di nuove tecnologie, offrono l’opportunità di gestire in un’ottica green i rifiuti. Investire nel mercato dei rifiuti consente di generare molteplici benefici economici ed ambientali e il settore del riciclo crea un maggior numero di posti di lavoro rispetto a quanti ne sostituisca, in Europa in particolare gli occupati in questa eco-industria crescono ad un tasso dell’11% annuo. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il commercio mondiale di materie seconde è cresciuto a tassi superiori a quelli dell’insieme dei beni e dei servizi, trainato da Cina ed economie emergenti”.

Per sviluppare l’industria del riciclo, l’assemblea individua sette regole fondamentali. Una riguarda la necessità di armonizzare la normativa in vigore e aggiornare la regolamentazione tecnica. Bisogna poi “promuovere gli acquisti verdi”, perché “è ormai assodato che le materie ed i prodotti riciclati a parità di qualità prestazionali consentono un significativo “risparmio di sistema”, considerando il ciclo d’uso e i mancati costi di smaltimento”.

Un altro passaggio fondamentale è la richiesta di un sostegno al mercato con strumenti fiscali, attraverso la previsione di strumenti di detassazione “razionale” su sottoprodotti, prodotti riciclati, di sistemi di detassazione e facilitazione al credito per gli investimenti in ricerca e sviluppo. L’intero comparto va reso più competitivo attraverso la semplificazione, la trasparenza, la corretta informazione ai cittadini.

Oltre agli indicatori di performance ambientale ed economica, serve inoltre – spiegano gli organizzatori dell’assemblea – l’introduzione a livello nazionale di “disincentivi per evitare che lo smaltimento in discarica sia ancora economicamente conveniente rispetto al conferimento agli impianti di valorizzazione dei rifiuti, con l’impegno di utilizzare tali risorse sia per lo sviluppo e il mantenimento delle infrastrutture del riciclo sia per supportare le aree in ritardo”. I promotori degli Stati generali della green economy sottolineano infine l’esigenza di creare dei “poli industriali”, con siti di impianti moderni ed ecoefficienti e capacità di recupero e di riciclo che rispondano alle esigenze dei contesti territoriali.

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