Coldiretti: in Parlamento si ‘spreca’ tempo mentre ritorna la ‘cucina degli avanzi’

Quarantasei mesi per concludere il procedimento di approvazione del regolamento Ue 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, a conferma della pesante e impropria influenza delle lobby sui temi dell’alimentazione e della trasparenza del mercato. E’ questo il provvedimento che conquista il titolo di ‘lumaca’ nella rilevazione di Coldiretti  presentata questa mattina nel corso dell’Assemblea annuale. 1392 giorni e l’odissea per il consumatore non è ancora conclusa. Dal 13 dicembre 2014 (2.510 giorni dalla presentazione della proposta legislativa) scatta solo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili. Per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data – ha spiegato Sergio Marini, presidente Coldiretti – rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità. L’entrata in vigore dell’obbligo di fornire ai consumatori maggiori informazioni in etichetta resta di fatto indeterminata. L’etichettatura nutrizionale, infine, si applicherà solo dal 13 dicembre 2016, per un totale appunto di 3.240 giorni.

E in Europa chi sta messa ‘peggio’? L’Italia dove sulle 8.205 proposte e disegni di legge presentati nel corso dell’ultima legislatura appena 205 sono andati in porto ed approvati, con una percentuale di efficacia di appena il 2,5 per cento, che metterebbe in crisi qualsiasi azienda italiana. Basti pensare che in Germania nei cinque anni della XVI legislatura sono state presentate al Parlamento 905 iniziative legislative ma ne sono state complessivamente approvate ben 612 con una percentuale di approvazione di circa il 68 per cento mentre in Spagna su 559 iniziative legislative presentare 203, ben il 36 per cento, sono state approvate nella  IX legislatura (1 aprile 2008 – 13 dicembre 2011) e in Francia nella XIII legislatura ( periodo 20 giugno 2007 – 30 settembre 2011) su 5064 presentate sono state approvate 439 (9 per cento).

Maglia nera ai provvedimenti del settore ‘agricoltura’: sulle 233 iniziative di legge parlamentare assegnate alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato nel corso dell’ultima legislatura solo 3 sono state approvate, ma di queste 2 sono rimaste del tutto inapplicate.

Se i Parlamentari nelle Aule sprecano tempo, i consumatori a tavola fanno di tutto per non sprecare i prodotti acquistati. E’ così che, secondo la Coldiretti, è tornata in voga la ‘cucina degli avanzi’ dal momento che il 51% degli italiani ha messo al bando ogni forma di spreco. Soprattutto perché i prezzi dei prodotti aumentano i consumi diminuiscono. Secondo la ricerca della Confederazione, la crisi ha tagliato i consumi e ha cambiato il menù degli italiani, più pasta (+3%) e meno bistecche (-6%), con una flessione media dei consumi alimentari in quantità stimata pari all’1,5%. Ad essere ridotti in quantità – sottolinea la Coldiretti – sono anche gli acquisti di pesce (-3%) e ortofrutta (-3%), mentre salgono quelli di pane (+3%) e leggermente di carne di pollo (+1%). Se ben il 43% degli italiani ha ridotto rispetto al passato la frequenza dei negozi tradizionali, una percentuale del 29% ha invece aumentato quella nei discount, mentre il 57% ha mantenuto stabili i propri acquisti nei supermercati.

La crisi fa riscoprire la colazione casalinga di una volta, con il ritorno alla tazza di latte (+2%) accompagnata da biscotti (+3%) e fette biscottate (+5%) ma fa anche rinunciare ‘ai di più’ come le caramelle in borsa (-6%) e il liquorino dopo pasto (-3%). Ad essere ridotti in quantità sono anche gli aperitivi (-4%), le bibite (-7%) e i dessert (-10%). Si afferma anche la riscoperta del ‘fai da te’ casalingo con il ritorno al pane, pasta, conserve, confetture e yogurt fatti in casa.

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