Centromarca, assemblea 2012: no aumento Iva, farebbe calare ancora i consumi

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Scongiurare l’aumento dell’Iva dal 21 al 23% (e dal 10 al 12%) che dovrebbe scattare a settembre prossimo (come previsto dal Decreto Salva-Italia). Questo determinerebbe un rincaro medio dell’1,2% sui prezzi dei prodotti alimentari e dell’1,8% del non alimentare (come se non bastassero già le stime odierne dell’Istat sull’inflazione al 3,3% di giugno). E ci sarebbe un’ulteriore flessione dei consumi rispettivamente dello 0,6% e dello 0,9%. Tutto questo avrebbe effetti di recessione sul Pil (-0,5%) e sull’occupazione (-0,4%).

E’ la richiesta netta che arriva dall’assemblea di Centromarca che si è tenuta oggi a Milano sul tema “Misure del Governo Monti, impatto sul comparto dei beni di consumo, implicazioni per i rapporti industria-distribuzione”. Secondo la stima di Symphony-Iri l’aumento dell’Iva dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 900 milioni di euro, ma da questi andrebbe tolto almeno il 40% (pari a circa 360 milioni di euro) che non entrerebbero a causa del calo delle vendite.

“L’azione sull’Iva infliggerebbe un colpo pesantissimo ai consumi – ha detto il presidente di Centromarca Luigi Bordoni – considerando anche il potere d’acquisto in calo a causa della crisi economica, dell’aumento della pressione fiscale e della crescita dei prezzi dei settori protetti non esposti alla concorrenza”.

Bordoni chiede al Governo interventi più decisi ed efficaci sul fronte liberalizzazioni e si sofferma sull’articolo 62 del Decreto Liberalizzazioni, che entrerà in vigore ad ottobre:  la norma prevede vincoli per i tempi massimi di pagamento nella filiera agroalimentare ; ha l’obiettivo di assicurare rapporti contrattuali trasparenti, corretti, equilibrati. Sono, ad esempio, vietate condizioni ingiustificatamente gravose, extracontrattuali, retroattive, che non abbiano connessione con l’oggetto dei contratti, volte a conseguire indebite prestazioni unilaterali. Centromarca dà una valutazione positiva del provvedimento che “modifica profondamente una materia complessa e vitale per le imprese”.

“E’ quindi comprensibile che le reazioni dei diversi settori ed operatori siano state tra loro contrastanti – sottolinea Bordoni – Su tutte, però, è emersa in modo particolare la durissima posizione della distribuzione moderna, quasi che le nuove disposizioni si riferissero solo ai suoi comportamenti e non a quelli di tutti i soggetti attivi nella filiera, industria compresa”.

Bordoni ha ricordato che in questi anni Centromarca ha promosso  l’autodisciplina dei rapporti tra industria e distribuzione, ritenendola più flessibile e adattabile alle diverse situazioni di mercato. “Purtroppo anche la proposta da noi formulata lo scorso anno, alla nostra assemblea, affinchè si riprendesse il protocollo concordato in sede governativa nel 2008, è caduta nel vuoto. Dispiace constatare – conclude Bordoni – che le proteste della gdo inerenti l’articolo 62 si siano estese anche nei confronti delle rappresentanze dei settori industriali, come Centromarca, e abbiano portato molti distributori a disertare incontri come quello odierno, che dovrebbero costituire occasioni di confronto nell’interesse del consumatore e del Paese”.