Vacanze estive? Confesercenti: calo del 13% nei due anni della crisi

In tempi di crisi le vacanze estive sono un optional: nei due anni più difficili per gli italiani (almeno fin’ora), e cioè dal 2010 al 2012, il numero dei vacanzieri è sceso del 13% passando dal 79% al 66%. Per capirci meglio, soltanto due anni fa andavano in vacanza 39 milioni di italiani; quest’anno a partire saranno 33,3 milioni. Quelli che rinunciano per colpa della crisi sono circa il 20%. Il 39% degli italiani si farà influenzare, nella scelta delle ferie estive, dal fattore reddito disponibile; la preoccupazione per la situazione economica influenzerà le scelte del 22%, mentre un 10% si farà condizionare dal peso delle tasse.

E’ il quadro che emerge da un’indagine condotta per conto di Confesercenti tra il 23 e il 28 maggio 2012, su un campione di mille consumatori. Chi riesce ad andare in vacanza, nonostante la crisi, si diletta con il “fai-da-te”: il 45% del campione si prenota il viaggio da solo (era il 43% nel 2010), mentre il 32%, durante le vacanze, non si dimentica fornelli e barbecue perché preferisce cucinarsi da sé (l’anno scorso lo faceva sono il 19%). In calo i frequentatori di ristoranti o pizzerie: il 47% contro il 54% del 2011.

“In questa situazione di crisi sarebbe davvero suicida pensare ad aumenti Iva o ad altri balzelli fiscali – sottolinea Marco Venturi Presidente Confesercenti – con il bel risultato di affossare il turismo italiano che invece necessità di promozione ed incentivi per poter essere quella grande risorsa per la ripresa economica”. Venturi chiede al Governo un confronto rapido per definire una vera politica di rilancio del settore.

Il risparmio, in vacanza, va oltre la spesa per il pranzo o la cena: aumenta del 10% chi preferisce alberghi a due stelle (dal 6 al 16%), e quelli a 3 stelle subiscono un calo del 7% (dal 66% del 2010 al 59% di quest’anno). La durata delle vacanze resta stabile, perché si è già contratta parecchio negli anni scorsi: 12 giorni di media. Il 35% non supera il muro delle due settimane, il 18% si accontenta di una, mentre il 26% si orienta su vacanze più lunghe: sono soprattutto i residenti nelle regioni del Nord-Ovest ed i pensionati che però scelgono mete, pernottamenti e periodi compatibili con le loro risorse.

Il bugdet sale leggermente rispetto al 2011 con 906 euro contro 823. La spesa complessiva sarà di 30 miliardi. Pesa in particolar modo il caro-carburanti, anche perché il 64% dei vacanzieri si affida all’automobile, con un leggero calo di aerei e navi. Bugdet decisamente più ridotto per i giovanissimi (attorno ai 500 euro).

Ad agosto partirà il 55% dei vacanzieri, mentre un 36% resta fedele a luglio ed un 19% preferisce settembre. Le vacanze fuori stagione calano del  5% rispetto al 2011. Il mare resta la meta preferita del 53% (un 5% in più rispetto al 2011).  Il 70% degli italiani resterà nel nostro Paese, e uno su 5 non si muoverà dalla propria Regione. Le più gettonate sono: Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Calabria e, ovviamente, le isole.

L’ansia per il lavoro e per la crisi in generale non ci abbandona neanche in riva al mare (o in cima a una montagna), dove, grazie ad Internet e smartphone, l’ufficio ci seguirà: il 32% dei vacanzieri confessa di portare il computer con sé per la posta ed il lavoro con un aumento del 15% rispetto al 2010. Il 18% usa il cellulare per motivi di lavoro e, rispetto a 5 anni fa, è aumentata del 13% la richiesta di avere un collegamento internet in camera d’albergo.

A contestare i dati che emergono dall’indagine di Confesercenti ci sono Federconsumatori e Adusbef, secondo cui queste stime sul turismo sono “alquanto ottimistiche” poiché, dai dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, emerge che a permettersi una vacanza di almeno una settimana saranno 20,4 milioni di italiani, cioè il 34% della popolazione totale. La spesa media per una settimana di ferie si attesterà sugli 897 euro a testa, per un totale di 18,3 miliardi di euro, il 2% in meno rispetto al già drammatico dato registrato lo scorso anno.

Ci sarà poi una larga fetta di “vacanzieri mordi e fuggi”, o che cercheranno ospitalità presso amici e parenti: modalità di viaggio in forte aumento, che coinvolgeranno oltre il 35% degli italiani. Bisogna quindi rilanciare il settore, avviando promozioni, offerte ed incentivi, anche attraverso accordi con associazioni e forze sociali che rappresentano particolari categorie di cittadini, come ad esempio i pensionati, o gli studenti.

Incrementare le presenze e permettere alle famiglie di non rinunciare alle vacanze, è vitale per il Paese – concludono Federconsumatori e Adusbef – un ulteriore tracollo anche su questo settore sarebbero estremamente pericoloso per la nostra economia”.

 

 

 

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