Rapporto Italia Futura: più web, più occupazione giovanile

Le statiche stimano che Internet abbia creato 700mila nuovi posti di lavoro in Italia e che l’introito economico da esso generato abbia costituito il 2% del Pil nel 2010. Ma quali altre opportunità potrebbero derivare se la diffusione del web diventasse ancora più capillare sul territorio nazionale? A questa domanda ha cercato di dare risposta lo studio “Crescita Digitale” condotto da Italia Futura e presentato ieri pomeriggio a Roma nel corso di una conferenza stampa. Marco Simoni, coordinatore della ricerca e docente della London School of Economics, illustrando il lavoro, ha sottolineato che “la diffusione di Internet ha un impatto positivo sull’occupazione, soprattutto su quella giovanile”.

Infatti, in un paese medio dell’area Ocse, se vi fosse un aumento della penetrazione della connessione al web del 10%, i posti di lavoro crescerebbero, nel complesso, di 0,4 punti percentuali, mentre l’occupazione giovanile salirebbe dell’1,4%. L’Italia sconta un certo ritardo sulla strada della diffusione di Internet. Paragonando le sue performance con quelle della Francia, ad esempio, è risultato che se il nostro Paese avesse avuto nel 2010 lo stesso tasso di diffusione di Internet che c’è oltralpe, ci sarebbero stati 200mila occupati in più nella fascia d’età tra i 15 e i 64 anni, di cui 100mila in quella tra i 15 e i 24.

Internet è in grado di creare lavoro in tre modi diversi: dando importanza a profili professionali di alta formazione, offrendo l’opportunità di aumentare la produttività per le imprese della old-economy, costituendo il bacino preferenziale per le imprese di new-economy. Ma per fare in modo che possano essere realmente perseguiti tali risultati, occorre creare anche un ambiente favorevole che da un lato punti sulla formazione dei cittadini, i quali devono avere la possibilità di conoscere le opportunità di capitalizzazione offerte dal web, e dall’altro semplifichi la struttura di finanziamento alle nuove imprese. Gli effetti occupazionali di Internet, infatti, si amplificano se cresce il capitale umano di un paese, ossia se si investe in creazione di cultura digitale e si impostano politiche volte a migliorare l’ecosistema tecnologico in generale. Su questi punti stanno lavorando sia il Ministero dell’Istruzione, sia il Ministero dello Sviluppo Economico.

Alessandro Fusacchia, coordinatore della task force voluta dal Governo per lo sviluppo delle start-up in Italia, sottolinea che “con Internet si può fare impresa bene tanto quanto si può fare con gli strumenti tradizionali e, di conseguenza, occorre aumentare tale consapevolezza in coloro che utilizzano questo strumento, in particolare nei giovani”. Stessa convinzione si ritrova anche nelle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Albertino di Google Italia: “Internet è in grado di cambiare il modo in cui le aziende operano, in cui interagiscono e fanno mercato. Esso non è un settore merceologico come gli altri, è un vero e proprio “abilitatore di opportunità” da sfruttare in tutte le sue potenzialità”.

La chiusura del dibattito, tenuta da Luca di Montezemolo, presidente di Italia Futura, sottolinea che l’impatto di Internet sull’economia è talmente rilevante che l’Italia non può permettersi di ignorarlo. Per rafforzare la spinta che può venire da questo strumento “occorre sfruttare la dimensione locale di molta industria italiana che, attraverso specifici sostegni alla digitalizzazione, avrebbe modo di incrementare la propria esposizione internazionale”. I cosiddetti “distretti industriali” avrebbero in questo modo un nuovo ruolo nella crescita dell’economia locale. Parallelamente, una stretta collaborazione con gli enti di formazione potrebbe favorire l’ingresso nelle nuove aziende di una generazione di “nativi digitali”, in grado di stimolare l’innovazione. L’inserimento di giovani generazioni, cresciute a colpi di web e Ict, potrebbe realmente costituire un modo per accompagnare le aziende a scoprire le opportunità della digitalizzazione.

 

di Elena Leoparco

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