Imu, la soluzione è il pagamento provvisorio

La scadenza è vicina, il 18 giugno, ma regna ancora il caos. Stiamo parlando dell’Imu e dall’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Consulta Nazionale Caf che in una lettera indirizzata al sottosegretario all’Economia Ceriani, ha espresso “preoccupazione e disagio” per l’incertezza che si è creata, dopo che proprio nel decreto fiscale era stato fissato un nuovo termine, il 30 settembre per la deliberazione delle aliquote. Facciamo un passo indietro. Con la riforma del federalismo fiscale, è stata introdotta una nuova tassa, l’Imposta Municipale Unica (Imu). l’Imu sostituisce sia l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l’Ici, introdotta nel 1992 e presto diventata una delle entrate più importanti nel bilancio dei Comuni, prima di essere abolita per le prime case. Le aliquote Imu possono essere fissate da ciascun Comune aumentando o diminuendo l’aliquota ordinaria (±0,2% per la prima casa e ±0,3% per le altre proprietà). La nuova imposta interessa i proprietari sia di immobili residenziali, sia di immobili commerciali.  La prima casa, quella di abitazione, può beneficiare di una detrazione fissa di 200 euro, più 50 euro per ciascun figlio (fino a 26 anni d’età) che compone la famiglia.  La casa concessa in uso gratuito a parenti, a differenza dell’Ici, non viene considerata come abitazione principale. Per chi ha case in affitto, è prevista un dimezzamento dell’aliquota ordinaria, ma solo a partire dal 2015. Ciascun Comune può comunque deliberare una riduzione fino allo 0,4 per cento.

Il problema – secondo i Caf – è che mancano ancora regole certe sulle aliquoteda applicare sia a livello nazionale che a quello comunale.  Per il Codacons il Governo farebbe bene a prendere sul serio l’allarme lanciato dai Caf: “l’aspettativa di dover pagare una tassa considerevole unita alla non conoscenza dell’importo, allontana inevitabilmente e prudentemente gli italiani dagli acquisti già in diminuzione”.

Da qui la richiesta di rinviare la scadenza di giugno, oppure adottare in forma ufficiale la possibilità di pagamento provvisorio. Il governo sembra propendere per questa seconda opzione e una decisione in tal senso dovrebbe essere formalizzata già oggi o domani con un emendamento al decreto fiscale: visto che la maggior parte dei Comuni non hanno ancora preso una decisione ufficiale sulle proprie aliquote il pagamento potrà essere effettuato sulla base delle aliquote standard fissate a livello nazionale; le eventuali (e nella maggior parte dei casi probabili) maggiorazioni andranno poi a scaricarsi sul saldo di dicembre. A quel punto l’incremento per il cittadino andrà a pesare sul pagamento di dicembre.

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